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Scheda spettacolo
immagine Pittura su legno
Pittura su legno
Teatrino dei Fondi :: Centro Internazionale di Scrittura Drammaturgica "La Loggia" [ 2008/09 ]
Teatro di prosa

con Roberta Geri
regia Andrea Mancini
drammaturgia Andrea Mancini e Luciano Marrucci dal testo di  Ingmar Bergman

Un rito forse da consumarsi in luoghi pregnanti di senso e di significati, dove il rapporto con la morte sia fatto di colore, di odore, di buio e di luci fioche. Un mondo evocato nei film di Tarkovskij e naturalmente di Bergman, che restituisce in modo forte il senso della morte. Una morte che è parte della vita, anche se il nostro mondo cerca ogni giorno di negarla. Ecco dunque che un altro personaggio sarà riferimento del nostro spettacolo, cioè Tadeusz Kantor, che col suo "teatro della morte", ha costruito l'icona del secolo da poco concluso.
Il testo da cui nasce il nostro spettacolo è anche all'origine di un capolavoro, cioè uno dei più bei film di Bergman, Il settimo sigillo. Fu composto dal regista svedese nel 1954, per un saggio degli allievi dell'Accademia di Malmo, e ottenne entusiastici consensi. Bergman vi descrive le paure dell'uomo dinanzi alla morte, l'angoscioso senso del limite che ci caratterizza, l'incombere della fine. Non a caso la vicenda è ambientata nel Medieovo, epoca di ansie millenaristiche e terrori apocalittici, dove si espressero tutte le precarie risposte che l'uomo tentò di trovare: l'arte, la fede, l'indifferenza, la scelta del male e quella del dolore fisico. Il terrore atomico degli anni in cui fu scritto il testo, ma anche il terrore della guerra, purtroppo sempre presente, non è estraneo alla relativa cupezza della scrittura, e si riverbera anche nel film, di cui la pièce rappresenta un disegno, la traccia originale.

Lo spettacolo presentato per la prima volta in italiano, nell'intensa traduzione di un poeta come Luciano Marrucci, si consuma tutto intorno a Roberta Geri, un'attrice di grande spessore drammatico e interpretativo, che ha dato prove importanti, soprattutto negli spettacoli dove si è offerta come unica interprete. L'attrice è la guida di un viaggio, un viaggio nei territori dominati dalla morte, un po' come succedeva al cavaliere del Settimo sigillo, che poteva giocare la sua partita a scacchi con la Morte, riuscendo anche a scherzarci, addirittura a prenderla in giro, e alla fine, come nelle danze macabre, che affrescano le chiese soprattutto nel nord Europa, anche a ballarci insieme.

Ma lo spettacolo, che gioca sul mortuario, ne tenta anche una sdrammatizzazione, con qualcosa di più di un riferimento a Il poema dei lunatici di Ermanno Cavazzoni, da cui Fellini trasse la parte più poetica e certo la più riuscita del suo La voce della luna, con Roberto Benigni e Paolo Villaggio. In quel film veniva raccontata una storia stranissima, che non sarà mai creduta, di scritti in bottiglia trovati nel fondo dei pozzi, scarabocchi, lettere minatorie. La storia si svolgeva in un cimitero, dove le tombe, come pozzi comunicanti, potevano raccontare, parlare con il mondo dei vivi.

Esigenze tecniche, nessuna in particolare: si richiedono luoghi raccolti e protetti, per pubblici non numerosi, da svolgersi preferibilmente al tramonto, fino a notte. Lo spettacolo può comunque essere allestito anche in teatri o in spazi non convenzionali.



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