Cinema, Fotografia, Scrittura
Centro Cinema Paolo e Vittorio TavianiDentro e oltre il Teatro
Gallerie fotografiche
Foto dell'inaugurazione
regia e spazio scenico Gianfranco Pedullà
con Marco Natalucci, Nicola Rignanese, Daniele Bastianelli, Alessandra Bernardeschi, Tito Anisuzzaman
Dopo l’intensa esperienza produttiva sviluppata all’interno del carcere di Arezzo con L’Apocalisse secondo Beckett, spettacolo/omaggio al grande drammaturgo irlandese, il Teatro Popolare d’Arte si cimenta con il più famoso testo di Samuel Beckett. I due protagonisti – Vladimiro e Estragone – sembrano condannati a parlare delle loro sensazioni residuali di vita; sembrano collocarsi fuori dalla Storia, eppure con candore affrontano i grandi e i piccoli temi dell’umanità: la religione, la poesia, la fame, l’amore, l’attesa, le scarpe che fanno male, il sempre possibile suicidio: la necessità di parlare per sentirsi vivi. Nel circo delle loro discussioni (dove Vladimiro pone l’accento maggiormente sul dover essere e Estragone sull’essere) irrompe improvvisamente la coppia padrone-servo di Pozzo e Lucky, segnata profondamente dalla Storia; i due - esiti sconnessi delle violenze del Novecento - si trascinano l’un con l’altro nel dramma impossibile della comunicazione, nella perdita di ruolo sociale. Pozzo evidenza la sua impotente volontà di potenza e Lucky allude ad un’antica sapienza, ormai totalmente disorganica a se stessa e all’intera umanità: come se la conoscenza dell’uomo avesse portato ad una sorta di degenerazione, di corto
circuito del pensiero. Alla fi ne di ognuno dei due atti un ragazzino annuncia il possibile arrivo di Godot a ricordarci che il nuovo giorno dovrà pur arrivare e che, per il momento, conviene ancora aspettare.
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