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Cinquant'anni di storia slealmente accaduta
È possibile ripercorrere la storia dell’Italia di questi ultimi quarant’anni, fosse anche attraverso un Bignami?
Certo che no, nemmeno con tutta la buona volontà di questo mondo. Però è possibile provare a restituire al pubblico le emozioni, i ricordi, le incomprensioni e le ansie, i dubbi e gli equivoci di qualcuno dei momenti e degli episodi del nostro tempo, magari fi ltrati da una memoria che va e che viene, una memoria di paese, cercando senza nostalgie di ricostruire un passato che fra un
po’ sarà dimenticato.
Nessun romanticismo, ovviamente, ma certo più che gocce di emozione. E molta sorpresa: è questa la scommessa del nuovo spettacolo di Anna Meacci, che ironicamente si rifà a quei manualetti che ti permettevano di studiarti in un pomeriggio tutti i Promessi sposi o, appunto la storia d’Italia. Ma altro che Bignami, servirebbe!
Accade infatti che la placida e semicomica vita di Sinalunga, il paesino toscano dove Anna è cresciuta, intreccia la propria storia con quella grande, da S maiuscola, quella che vede coinvolte le persone e le cose che contano e che, ahinoi, poche volte ci sono state spiegate. Così, lungi dal provare a spiegare o denunciare cose comunque più grandi e più complesse di noi, Bignami tira in causa alcuni degli spettri e dei dolori, delle contraddizioni e delle indecenze di cui l’Italia si è fatta protagonista: spesso cose troppo grosse per essere vere, così incredibili che se Anna le avesse inventate non sarebbe stata credibile. Il risultato è un viaggio all’indietro, dalla vittoria dell’Ulivo nel ’96 in giù, trotterellando un po’ scanzonata e un po’ inquieta tra veglioni mascherati e campeggi, bombe e servizi segreti, colpi di stato e biciclette sovversive…
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