Cinema, Fotografia, Scrittura
Centro Cinema Paolo e Vittorio TavianiDentro e oltre il Teatro
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Foto dell'inaugurazione
Liberamente ispirato al romanzo Un Nome di Paolo Ciampi, Edizioni Giuntina, 2006
con Anna Dimaggio e Andrea Giuntini
movimenti di scena Angela Torriani Evangelisti
musiche Tommaso Nobilio
collaborazione artistica Stefano Cruciata
scenografie Cristina Conticelli
tecnico del suono Angelo Italiano
editing Lorenzo Nutini
organizzazione Pilade Cantini
assistente alla regia Denise Zani
regia Anna Dimaggio
Il tema dello spettacolo ruota attorno alla figura di Enrica Calabresi, insegnante e brillante scienziata emiliana, perseguitata a causa delle Leggi Razziali del 1938 a Firenze, città che lei aveva scelto per i suoi studi accademici e per la successiva vita professionale.
Gli avvenimenti vengono raccontati e rievocati in forma di cronistoria attraverso la scrittura e il movimento.
Margherita Hack che è stata allieva di Enrica Calabresi, scrive nella prefazione del romanzo di Paolo Ciampi: "[...] Una donna estremamente timida, che chi, come me, ha conosciuto solo come la professoressa di scienze: una figura di cui ci si sarebbe dimenticati facilmente, se non fosse per il fatto di essere stata colpita da quella ingiustizia disumana che furono le leggi fasciste sulla difesa della razza ariana. Infatti Enrica Calabresi si era macchiata della grave colpa di essere ebrea [...] E' anche la storia di un'epoca compresa fra le due grandi guerre mondiali; la storia degli ebrei italiani [...] Questo libro si pone a pieno titolo accanto a quegli indimenticabili documenti della barbarie nazifascista che sono il Diario di Anna Frank e Se questo è un uomo di Primo Levi. Senza dimenticare che il grande merito di aver sottratto all'oblio il lavoro scientifico di Enrica va a due ricercatrici della Specola, il Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze, Marta Poggesi e Alessandra Sforzi [...] Questa storia ci fa rivivere quegli orrori, che non dovremo mai dimenticare, perché non si ripetano. Mai più".
Fare un atto teatrale di questa storia è un dovere per cercare di capire e non dimenticare la tragedia e forse poter rispondere alla domanda-grido di Pietro Calamandrei: "Da quali spaventose profondità di barbarie è venuto questo rigurgito?".
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