Premio Scenario Periferie:
Un corpo che irrompe, deciso, a farsi guardare.
Non chiede il permesso: esiste. Prima ancora di raggiungere il palco, ci interroga.
Quanti siamo a guardare? E soprattutto: con quali occhi?
Questo gesto scenico diventa un atto politico e poetico insieme, un inno alla vita, all’esistenza, all’unicità irriducibile di ogni essere umano, al di là della sua rappresentazione.
L’isola dei ciccioni felici trasforma la scena in specchio, domanda e visione, ricordandoci che ciascuno ha la sua Nauru.
Attore e personaggio mescolano i loro percorsi nel solco di un testo costruito fra tracce biografiche e interviste, incarnando una polifonia di esperienze e testimonianze.
O è ciccione, talmente ciccione da perdere il nome e restare solo una vocale tonda. Parte per Nauru, isola polinesiana dove la maggioranza della popolazione è grassa, un miraggio-paradiso in cui godere finalmente il suo lieto fine. L’isola dei ciccioni felici è la favola ironica, crudele e grottesca che segue questo viaggio. Una storia, a volte tenera, di chi vuole essere visto e non solo osservato, di chi cerca di esistere non come bersaglio da colpire, creatura da accettare o monito da temere, ma semplicemente come corpo, che sa stare.
di e con Andrea Mattei
assistenza e luci Massimo Giordani
movimenti di scena Marta Vergani
