Le vendite giudiziarie su unico portale

Finalmente le vendite giudiziarie si trovano in internet e non più in tribunale per poter garantire la massima informazione sulle procedure esecutive e aumentare la trasparenza delle vendite giudiziarie.

Il decreto legge n. 83/2015 recante: “Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria” determina interessanti modifiche in materia di vendite giudiziarie.

In particolare, prevede la costituzione del portale unificato denominato “Portale delle Vendite Pubbliche” che consentirà a tutti gli interessati di acquisire le informazioni relative alle vendite giudiziarie nell’ambito di un’unica area web gestita dal Ministero della Giustizia, superando così l’attuale frammentazione con la pubblicazione degli avvisi di vendita per ogni singolo tribunale.

Sarà sicuramente un nuovo strumento per individuare tutte le aste sul territorio nazionale, ma ci chiediamo: ciò determinerà la fine dei tanti portali privati che contengono la pubblicazione degli avvisi di vendita?

Siamo a favore di un unico sito pubblico, ma gli info provider vi potranno accedere?

Per approfondimenti: Gazzetta Ufficiale

Recupero Crediti: outsourcer per gli Enti

Le aziende di recupero crediti, anche se non iscritte all’Albo, possono proporsi agli Enti Pubblici come outsourcer specializzati per rendere più efficace l’attività di recupero stragiudiziale dei tributi.
Questo è ciò che Marco Pasini, Presidente Unirec, tratta nell’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore dove viene proposto alla Pubblica Amministrazione una collaborazione più stretta con le società iscritte all’associazione con un “modello innovativo” di gestione del credito.

Le imprese a tutela del credito possono essere di supporto nella fase stragiudiziale con le loro competenze e, come viene sottolineato nell’articolo, sono legittimate “nel tentativo di recupero in via stragiudiziale delle somme dovute all’ente” anche se non iscritte all’Albo poichè l’obbligo di iscrizione (vedi Dlgs 446/1997 art.53) è previsto SOLO per le aziende che svolgono l’attività di “riscossione delle entrate per conto della PA”.

NB: le aziende di recupero sono autorizzate ex art.115 del TULPS ad un’attività di supporto, consulenziale ed esecutiva nell’attività di recupero crediti stragiudiziale.

Riprendiamo questo articolo per porre all’attenzione su alcuni punti di criticità dell’attuale modello di recupero crediti negli Enti Locali dai quali poter fare insieme delle riflessioni:

a) assenza di processi e modelli consolidati e diffusi
b) assenza di unità organizzative (risorse dedicate e specializzate)
c) tempi mediamente lunghi di gestione del recupero
d) performance contenute

Alla luce di queste osservazioni, concordiamo con UNIREC che le aziende di recupero, oltre alle competenze devono poter proporre al sistema un modello di gestione più “evoluto”.

A nostro avviso la soluzione ottimale che possa garantire all’azienda efficacia ed efficienza deve permettere:

1) una gestione industrializzata in outsourcing
2) strategie miste, flessibili e diversificate in funzione delle caratteristiche del credito
3) un outsourcing modulare

Quindi alle società di recupero crediti oggi, sempre più, viene chiesto di offrire soluzioni innovative!
Voi che ne pensate?

Facebook: il database di chi “siamo” e che “cosa facciamo”

Concordate con noi che ormai oggi viviamo nell’economia delle relazioni e della reputazione?
I dati parlano chiaro: sono 26 milioni gli utenti attivi di Facebook in Italia, 21 milioni quelli che lo usano ogni giorno.
Per questo motivo dobbiamo parlare del social network Facebook, anche con chi si occupa, come noi, di Business Information e Credit Solution per capire, conoscere e monitorare questo fenomeno.

In quest’ottica, una novità che sicuramente avete letto nel mese di agosto, è la notizia che Mark Zuckerberg ha depositato presso l’Ufficio brevetti statunitense (fonte: Repubblica.it) una domanda per la concessione di un brevetto che dovrebbe servire a misurare l’affidabilità creditizia degli utenti del social network e, quindi, a consentire a banche e società finanziarie di valutare se concedere o meno un finanziamento.

Ma vi sono notizie anche più recenti, è di pochi giorni fa, Facebook annuncia che inizia a utilizzare, per scopo pubblicitario (fonte Repubblica.it), tutto quello che sa sulle nostre navigazioni web. Forse pochi sanno che Facebook è in grado di sapere quali siti visitiamo oltre al suo dominio. Basta che la pagina abbia un suo pulsante social (Mi Piace, Condividi) e Facebook saprà che siamo stati su quel sito. Non occorre nemmeno che clicchiamo sul pulsante, perché questo in realtà contiene un codice che comunica con i server di Facebook.
Pubblicare pulsanti social è ormai una scelta impossibile da evitare, pena l’emarginazione nell’ecosistema web!
Quindi si parla di un database di dati personali con proporzioni mai viste, dove c’è la somma di tutto quello che facciamo e “siamo” su Facebook e (quasi) tutto quello che facciamo sugli altri siti (al netto di quei pochi che sono privi di pulsanti social).

Riflettiamo insieme su queste novità…chi come noi lavora nelle Business Information deve essere attento a queste notizie perchè è un futuro in cui stiamo già vivendo.

Forse dobbiamo già pensare a servizi e soluzioni che integrino i social network?
Che cosa ne pensate?

Ci farebbe piacere confrontarci per creare valore insieme.